
Sabato 26 luglio si svolgerà, in occasione del 16° anniversario della sua morte, “Un giorno ‘con’ Rita Atria”, una giornata dedicata alla memoria di Rita Atria, Testimone di Giustizia, che una settimana dopo la morte del giudice Paolo Borsellino (a cui aveva affidato il suo futuro) si tolse la vita ad appena diciassette anni. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Antimafie “Rita Atria” insieme al Laboratorio Zen Insieme di Palermo, prenderà le mosse alle ore 9.00 dal quartiere ZEN 2 di Palermo; da lì un pullman porterà fino al cimitero di Partanna (Trapani), dove si svolgerà alle ore 11.00 un momento di memoria sulla tomba di Rita Atria. Prima di rientrare a Palermo è prevista una sosta presso le terre confiscate alla mafia affidate alla Cooperatica NoE di Partinico.
Alle ore 18.30 avrà luogo, presso il Laboratorio Zen Insieme, un incontro con Piera Aiello, Testimone di Giustizia e cognata di Rita Atria, dal titolo “memoria impegno azione”.
Come sottolineano le parole che danno il titolo all’incontro del pomeriggio, l’intera giornata di memoria non vuole essere una commemorazione, ma un fare memoria attivo che si rivolge a tutti coloro che non hanno perso la speranza in una società liberata dalla mafia e che hanno voglia di agire fattivamente all’interno del tessuto sociale per ricostruirlo all’insegna della giustizia e della legalità. L’iniziativa, prendendo le mosse da Rita Atria, vuole essere inoltre un segno forte in nome di tutti i Testimoni di Giustizia che come lei sono abbandonati dallo Stato al proprio destino di solitudine e identità negate, località segrete e attese vane di un riscatto.
Saranno presenti fra gli altri don Luigi Ciotti, Pino Maniaci di Telejato, Michela Buscemi, Pina Grassi, Lucia Sardo, Mario Ciancarella, Graziella Proto, Donatella Aloisi, le associazioni Ubuntu e Fascio e Martello. (www.fascioemartello.it). Altre adesioni sono attese.
Per quanti dovessero partecipare alle iniziative desideriamo far presente che per motivi di sicurezza non sarà possibile fotografare o riprendere (video e audio) Piera Aiello.
Un giorno “con”
Rita Atria
26 luglio
Ore 9.00 partenza per Partanna dal centro del Ore 11.00 Arrivo al cimitero di Partanna dove Pranzo presso la cooperativa NoE di Partinico
Ore 18.30 c/o Il Laboratorio “ZEN INSIEME”
Si ringraziano: Luigi Ciotti - Presidente di Libera; Telejato; Cooperativa NoE; Comune di Partinico
Laboratorio “Zen Insieme” - via Fausto Coppi, ZEN 2 - Palermo
renderemo omaggio a Rita Atria che riposa ancora,
dopo 16 anni, in una tomba senza nome
(solo per il laboratorio “ZEN INSIEME”)
memoria, impegno e azione
Incontro con Piera Aiello
ALLE 23 DEL 17 LUGLIO A PARTINICO NUOVO ATTO DI INTIMIDAZIONE MAFIOSA CONTRO L'EMITTENTE TELEJATO DI PARTINICO. INCENDIATA UNA DELLE MACCHINE DELL'EMITTENTE PARCHEGGIATA SOTTO LA SEDE DELLA TELEVISIONE. PINO MANIACI: "NON CI FAREMO INTEMIDIRE E CONTINUEREMO A FARE IL NOSTRO LAVORO, A FARE INFORMAZIONE LIBERA SU QUESTO TERRITORIO".
Sono da poco passate le 23. La macchina della televisione parcheggiata sotto la sede della piccola emittente antimafia di Partinico è stata incendiata. Ennesimo atto di intimidazione della criminalità organizzata contro Pino Maniaci (che a gennaio ha subito anche un'aggressione fisica e da quel momento vive sotto scorta) e la piccola e coraggiosa emittente.
Già dai primi riscontri delle forze dell'ordine chiara l'origine dolosa. "Non ci faremo intimidire e continueremo a fare il nostro lavoro, a fare informazione libera su questo territorio", ha dichiarato Pino Maniaci il fondatore di TeleJato.
Da più di un mese i telegiornali di TeleJato sono condotti da rappresentanti della società civile, membri delle forze dell'ordine, giornalisti di altre testate, all'interno dell'iniziativa di appoggio all'emittente "Siamo tutti Pino Maniaci". Nei prossimi giorni, fra le tante voci che si stanno alternando negli studi della tv di Partinico, anche Don Luigi Ciotti.
Domani il telegiornale di TeleJato andrà in onda regolarmente con un'ampia partecipazione della società civile.
BORSELLINO: SORELLA LOI, LO STATO SI E' COMPORTATO MALE
"No, lo Stato non si e' comportato per niente bene. Si fanno vivi solo per gli anniversari, con la celebrazione e le belle parole. Mio fratello e' praticamente a spasso. In Sicilia, le vittime di mafia vengono assunte alla Regione. In Sardegna non accade. Lui si arrangia come autista. Abbiamo preso qualche spicciolo. Lo abbiamo usato per sistemare la tomba di Emanuela". Parla Claudia Loi, la sorella di Emanuela, componente della scorta trucidata insieme a Paolo Borsellino il 19 luglio del 1992. In un'intervista pubblicata sul sito "I love Sicilia", la donna spiega che Emanuela non era di turno quella domenica. La chiamarono per coprire un vuoto in organico. Sembrava una giornata di routine. Emanuela, una ragazza di 24 anni, nata a Sestu a pochi chilometri da Cagliari, teneva un "diario di bordo" dei suoi spostamenti. Il giorno prima aveva scritto su un foglietto "Domani scorta al giudice Borsellino, lunedi' La Barbera". Mori', invece, nell'inferno di tritolo di via D'Amelio. Quando i genitori seppero dal telegiornale dell'attentato a Borsellino, appresero dall'elenco dei caduti che avevano perduto la loro Emanuela. "Almeno questa parte di orrore - dice oggi Claudia Loi - ci poteva essere risparmiata". Virgilio e Albertina, il papa' e la mamma, se ne sono andati. "Sono stati uccisi dalla mafia, dall'onda lunga del dolore di via D'Amelio. Mio padre era appena andato in pensione. Papa', dopo la morte di Emanuela, aveva sempre la febbre e i medici non capivano, non sapevano individuare il motivo. E' stato cosi' fino alla fine". Claudia dopo 16 anni dice di essere "sempre piu' sconvolta". Emanuela "era una donna solare che amava il suo mestiere e lo svolgeva con puntiglio. Pensava al matrimonio. Non subito, forse. Pero', si', ci pensava. E desiderava una famiglia con tanti bambini, qui, a casa sua".

Anche i PM hanno dovuto denunciare il clima mafioso e i tentativi di ostruzione da parte della polizia dell'ex capo De Gennaro & co. (foto vecchie degli agenti, verbali indecifrabili e parziali, ...) e hanno dichiarato che alla scuola Diaz non ci fu nessuna provocazione precendente alla "perquisizione", nessun accoltellamento dell'agente Nucera, nessuna molotov, nessuna collutazione con gli agenti, ma fu una vera azione repressiva e punitiva con il pestaggio dei presenti e il ferimento di 79 persone (su 93 arrestate).
A noi che raccontiamo da quel lontano 2001 la verità nulla cambia e nulla ci sorprende. Di sicuro non abbiamo aspettato le verità che arrivano dal processo. In attesa di capire che fine farà dopo il cosiddetto decreto salva-premier, il processo andrà avanti spedito, anche se ancora manca la risposta alla domanda più importante e che non sembra interessare a nessuno: chi ordinò quella infame operazione di polizia?
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